In occasione della Giornata Mondiale del Disturbo Bipolare, si parla spesso dei sintomi più evidenti del disturbo: le fasi depressive e quelle maniacali o ipomaniacali.
Molto meno spazio viene dato a ciò che molte persone con disturbo bipolare raccontano come una delle difficoltà più pesanti da affrontare: il peso invisibile dello stigma, del senso di colpa e dell’incomprensione.
Il disturbo bipolare non riguarda solo l’oscillazione dell’umore. Coinvolge anche il modo in cui una persona viene percepita dagli altri e, spesso, il modo in cui finisce per percepire se stessa.
Quando il disturbo diventa un’etichetta
Nell’immaginario comune il disturbo bipolare viene spesso ridotto a un’idea semplificata:
una persona che passa rapidamente da euforia a tristezza.
Questa rappresentazione è lontana dalla complessità reale del disturbo e può contribuire a creare stereotipi e giudizi superficiali.
Chi convive con questa condizione racconta spesso di sentirsi etichettato come:
- imprevedibile
- instabile
- difficile da gestire.
Quando il disturbo diventa l’unica lente attraverso cui gli altri guardano una persona, si rischia di ridurre la sua identità alla diagnosi.
Il senso di colpa dopo le fasi maniacali o ipomaniacali
Uno degli aspetti meno discussi riguarda ciò che accade dopo un episodio maniacale o ipomaniacale.
Durante queste fasi possono verificarsi comportamenti impulsivi, decisioni affrettate o conflitti relazionali. Quando l’episodio si conclude e la persona recupera maggiore lucidità, può emergere un forte senso di colpa.
Molti pazienti descrivono pensieri come:
- “Come ho potuto comportarmi così?”
- “Ho rovinato tutto.”
- “Gli altri non si fideranno più di me.”
Questo vissuto può essere molto doloroso e contribuire a un’immagine di sé fortemente negativa.
La vergogna e la paura del giudizio
Accanto al senso di colpa, spesso emerge anche la vergogna.
La vergogna nasce quando temiamo che gli altri ci vedano in modo negativo o quando pensiamo di aver mostrato una parte di noi che avremmo voluto nascondere.
Per questo alcune persone con disturbo bipolare scelgono di non parlare della propria diagnosi, neppure con amici o colleghi, per paura di essere giudicate o trattate in modo diverso.
La conseguenza può essere un forte senso di solitudine.
L’incomprensione nelle relazioni
Un’altra difficoltà riguarda il modo in cui il disturbo viene compreso nelle relazioni.
Non è raro che familiari o partner interpretino alcuni comportamenti come:
- mancanza di volontà
- egoismo
- esagerazione emotiva.
Quando questo accade, la persona può sentirsi non capita o invalidata, aumentando il senso di isolamento.
Allo stesso tempo, anche chi sta accanto a una persona con disturbo bipolare può provare confusione o fatica nel comprendere cosa stia accadendo.
Per questo motivo, l’informazione e la psicoeducazione sono fondamentali, non solo per chi riceve la diagnosi ma anche per chi vive accanto a questa esperienza.
Il ruolo della psicoterapia
Accanto al trattamento farmacologico, la psicoterapia può svolgere un ruolo importante nel supportare le persone con disturbo bipolare.
Il lavoro terapeutico può aiutare a:
- elaborare il senso di colpa legato agli episodi passati
- ridurre la vergogna e l’autostigma
- ricostruire un’immagine di sé più complessa e realistica
- migliorare la comunicazione nelle relazioni.
Un aspetto centrale è aiutare la persona a riconoscere che una diagnosi non definisce la totalità della propria identità.
Oltre lo stigma
La Giornata Mondiale del Disturbo Bipolare può essere un’occasione importante per ricordare che dietro ogni diagnosi c’è una persona con una storia, relazioni, capacità e fragilità.
Ridurre lo stigma significa anche cambiare prospettiva:
non vedere solo il disturbo, ma la persona nella sua interezza.
E significa riconoscere che la salute mentale non riguarda solo i sintomi, ma anche il modo in cui la società accoglie, comprende e sostiene chi vive queste esperienze.

